Diario di fine anno – Il 2012 del Catania

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Riviviamo la delicata annata del sodalizio etneo, massima espressione dello sport catanese a livello nazionale. Dalle polemiche ai dubbi sul post Lo Monaco, alle conferme e la consacrazione. Sul campo e non solo. Gli uomini e le vicende che hanno segnato la fine della passata stagione e la prima parte di quella attuale, giunta quasi ai giro di boa.

UN PUZZLE DA RICOMPORRE – L’estate 2012 è la più calda e delicata della storia recente rossazzurra. Il tramonto dell’era Lo Monaco lascia un capitale enorme, sia societario che tecnico. Plenipotenziario, a tratti dittatoriale, ma è innegabile che Petrus lasci Catania nelle migliori condizioni possibili.  Alle scintille d’addìo con Pulvirenti si aggiungono i mal di pancia di Montella. Il miglior tecnico del Catania degli ultimi anni vuole una big, cerca la Roma ed alla fine trova la Fiorentina. Mosaico da ricomporre per Pulvirenti. Che ad uno ad uno rimette in sesto tutte le tessere. Si circonda di uomini super fidati e d’esperienza. Bonanno, Salerno e le chiavi dell’ufficio di Lo Monaco consegnate a Sergio Gasparin. L’altra eredità bollente viene raccolta da Rolando Maran, fresco di beffa in finale playoff di serie B con il suo Varese.

PRIME CONFERME – L’acquisto migliore è poi la conferma in blocco del gruppo che la stagione passata ha a tratti estasiato l’Italia. Poco dopo ferragosto si sbriciolano i tormentoni legati a Gomez, Barrientos e compagnia. Il caso Lopez viene risolto nella maniera più remunerativa possibile, in quel momento. Il prestito oneroso alla Samp frutta quasi due milioni, reinvestiti sul classe ’89 Lucas Castro. Il talentino Frison come vice Andujar. Rolin chiude il mercato. Colpo da oltre 3,5 milioni al termine di una trattativa condotta sottotraccia. Per la prima volta il Catania chiude le compravendite estive col segno meno in bilancio. Ma anni di oculata gestione glielo permettono.

 

RISPOSTE AI DIFFIDENTI – Nuovo sito, nuove maglie, politica pro famiglie per gli abbonamenti. Ma il pubblico non risponde come ci si aspettava. Sul campo però prendono corpo stimolo e voglia di riconfermarsi. Maran porta a compimento le missioni più delicate segnate in agenda. Lavora su un prodotto tutt’altro che grezzo, ma l’esame è superato allo stesso modo con voti alti. Lo scetticismo estivo diventa pian piano un ricordo. Qualche esperimento, poi si consolida il 4-3-3. Meno scintillante, più pratico e concreto. E terribilmente combattivo. Il Catania in casa è un rullo compressore, cede il passo solo a Juve e Milan con “fattacci” arbitrali a volte epocali. Persegue invece il mal di trasferta, sfatato solo a Siena in prossimità del giro di boa con un successo netto per 3-1.

SUL CAMPO – Cresce a dismisura il rendimento di Castro. Alvarez, dopo  i primi due mesi costellati da errori marchiani, viene restituito a buoni livelli meritandosi la fascia destra (anche per carenza di valide alternative). Lodi e Marchese sono certezze. Barrientos e le sue paturnie, diventa presto croce e delizia. Bergessio si rivela imprescindibile, acuendo l’unico neo della dirigenza: il non aver letto in anticipo le croniche difficoltà  di Morimoto e quelle dell’acerbo Doukara, legate come prevedibile al triplo salto di categoria.

La beffa di Pescara regala un Natale amaro a più d’un tifoso. Ma, con una classifica sempre abitata dalla cintola in su, la consapevolezza di essere una realtà e non più una provinciale di passaggio è forte. Anzi, fortissima.

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