Pallanuoto – Martina Miceli si ritira

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Nella pallanuoto italiana e mondiale si chiude una tra le carriere più fulgide e memorabili. E’ quella di Martina Miceli, giocatrice-allenatrice dell’Orizzonte Catania nella parte conclusiva di questa stagione, che a 38 anni lascia l’attività agonistica.

L’oro olimpico ad Atene 2004, due campionati del mondo, quattro ori europei, nove scudetti, tre Coppe dei Campioni e una Supercoppa LEN. Venti titoli in tutto tra club (solo a Catania) e Nazionale sono il palmares di Martina Miceli, per la quale la semifinale scudetto di venerdì persa con onore contro la Pro Recco è stata l’ultima gara di una carriera lunga e densa di successi.

La Miceli, che nell’ultimo mese ha svolto il doppio incarico di giocatrice-allenatrice dell’Orizzonte Catania, ricevendo l’eredità della guida tecnica dal suo “maestro” Pierluigi Formiconi, ha deciso di concludere la propria carriera agonistica. Continuerà a difendere i colori dell’Orizzonte dalla panchina, mettendo a servizio la propria esperienza e servendosi del proprio carisma all’interno della squadra per iniziare un nuovo ciclo e far tornare la Venosan protagonista.

Una “second life” nella pallanuoto che è iniziata ieri pomeriggio, con la finale del terzo posto nella Final Four scudetto contro Padova. Dopo tale incontro, alla vigilia della finale-scudetto, la Miceli è stata premiata dal presidente della FIN, Paolo Barelli, con un mazzo di fiori che ha simbolizzato l’affetto dell’intero mondo della pallanuoto.

Un riconoscimento di fronte a cui l’ex difensore del Setterosa ha stentato a nascondere l’emozione. Queste le sue parole, riportate dal sito federnuoto.it: «Ringrazio tutti quelli che hanno voluto testimoniarmi l’affetto in questi giorni inviandomi dei messaggi molto belli. Per me è stato un privilegio arrivare fin qui, facendo quello che ho sempre amato: giocare a pallanuoto. Peccato per la finale mancata qui a Civitavecchia, avrei preferito uscire da vincitrice, ma comunque vado via a testa alta. Il più bel momento della carriera è stato ad Atene nel 2004, dopo la vittoria olimpica. Sensazioni ed emozioni diffiicili da spiegare. Quella era una squadra irripetibile, con un allenatore cui devo tutto: Pierluigi Formiconi ha rappresentato per me un modello da seguire ed ero orgogliosa di poter mettere in acqua le sue idee ed i suoi dettami. Il momento più brutto è stato a Palermo nel 2000 quando mancammo la qualificazione alle Olimpiadi: eravamo la squadra più forte ed avremmo vinto la prima edizione a Sydney. Il giorno dopo ci guardammo tutte in faccia e giurammo che da lì sarebbe partita la riscossa per conquistare l’alloro olimpico ad Atene quattro anni più tardi. Il mio futuro è da allenatrice, e la cosa più bella ora è dedicarsi ogni giorno alle giovani come faccio con le mie ragazzine (del ’99 ndr) con cui vivo i momenti più belli delle mie giornate».

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