Catania, manca ancora il bagno di umiltà

Share

Dopo il disastro di Vercelli è tempo di riflessioni e necessarie correzioni in casa Catania. Il necessario bagno di umiltà che deve contraddistinguere un ambiente impreziosito da otto anni di serie A ed oggi al cospetto della serie cadetta non è ancora avvenuto.  

Sono trascorsi soltanto 180′ dall’inizio del campionato che deve sancire la riscossa del calcio rossazzurro. Si fa presto però a parlare, la realtà spesso e volentieri va ben oltre i buoni propositi, i proclami arrembanti e i pronostici degli addetti ai lavori. Tra questi, i più acuti non avranno mancato di sottolineare con un “io me l’aspettavo” questo inizio eufemisticamente deludente del Catania di Pellegrino.

Dopo il mezzo passo falso alla prima con il Lanciano, ecco il capitombolo in casa della Pro Vercelli. Un match incanalatosi sui binari giusti per il Catania, ma che i rossazzurri stessi hanno complicato maledettamente fino all’irrimediabile. Colpa di chi? Meglio dire di cosa. Per adesso. Con una intro indispensabile, nella quale crediamo fermamente. Questa è una squadra nelle intenzioni costruita per arrivare fino in fondo. Per garantire questo, dovremo aspettare almeno novembre perchè i motori possano girare a pieni giri.

Ma quando ti chiami Catania e vieni da otto stagioni ai massimi livelli non puoi accontentarti della disamina futuristica. Benchè meno raccogliere un punto tra Lanciano e Pro Vercelli con il salame davanti gli occhi.

A voler scendere nel tecnico la si può sintetizzare così. Paure, incertezze e debolezze della fase difensiva sono ancora ben ancorate nelle gambe e nella testa. Non v’è traccia di coperture preventive. Così il pacchetto arretrato diventa inesorabilmente perforabile tanto dal centro quanto dalle corsie esterne.

Rinaudo corre per due, ma non può correre per tre, restando comunque ancora troppo spesso irruento. Una ammonizione a partita, oltre al costante rischio di rosso, significa squalifiche a ripetizione.

Anche quest’anno non sussiste l’alternativa al centravanti titolare. Uno stop per Calaiò ed è il buio. Il salvabile viene da ciò che riescono ad inventare i quattro giocatori offensivi finora proposti da mister Pellegrino, con combinazioni strette e rapide esclusivamente per vie centrali. Ascriviamo a questa tabella, finora, solo i  lampi di Rosina e Martinho.

La necessità di chiarire alcuni equivoci tecnico-tattici diventa di settimana in settimana un’urgenza. Ne preleviamo due a scelta. Monzon e Peruzzi sono esterni adatti a giocare bassi? Martinho deve ancora essere costretto a partire da destra per far spazio alla posizione più congeniale del Castro “ammirato” fin d’ora?

Il bagno di umiltà tanto atteso non si è ancora verificato. C’è un gruppo che si sente ancora da serie A. Ci sono una leggerezza e un livello di distrazione che non possono ascriversi nelle carte vincenti di una squadra ambiziosa. Ci sono un dinamismo, una corsa e un furore agonistico da provinciale che ancora non sono entrati nello spogliatoio del Catania. E con le prime due manches mal giocate,  imboccare la strada sbagliata al bivio di Perugia rappresenterebbe un rischio troppo grosso da poter correre.

 

Lascia un commento