Catania, cronistoria di un fallimento

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Incensata ai tempi d’oro, processata nel momento del disastro sportivo. Non a caso, quando ha cambiato assetto e figure dopo anni condotti con una fisionomia ed un modus operandi ben definiti. Il fallimento della stagione etnea vede nelle scelte societarie la madre di tutte le cause. Dopo le tollerabili valutazioni errate di inizio stagione, non trovano giustificazione le inadeguate contromosse fatte in corso d’opera per rimediare ad una situazione che ai più appariva sportivamente drammatica.

Sbagliato dire “io l’avevo detto”. Nessuno aveva giudicato in maniera negativa il mercato estivo del Catania. Eppure, per motivi diversi, nessun nuovo volto ha contribuito alla causa. Almeno per tre quarti di stagione, in quella grossa fetta di campionato dove i rossazzurri hanno speso malissimo le chances di salvezza. Ma sotto gli ombrelloni agostani nessuno alza la mano per chiedersi: “Chi e come costruirà la squadra? Quale esperto di calcio italiano e di mercato sta mettendo su il roster a disposizione di mister Maran? Quale sarà la reale figura punto di riferimento per il club e per gli atleti durante questa stagione?”

Tanta la curiosità attorno a Cosentino, ricchissimo procuratore promosso da Pulvirenti in un sol colpo a Vice Presidente, con il fido Bonanno direttore dell’area tecnica. Intanto, a giugno, era arrivato il benservito a Sergio Gasparin, il dirigente in grado di saper gestire nel miglior modo possibile una stagione delicatissima, che coincideva con il dopo Lo Monaco ed il doversi ripetere dopo l’ottima annata firmata Montella. Due missioni portate a termine col massimo dei voti. E con classe.

Con lui Pulvirenti faceva sparire anche la figura dell’Amministratore Delegato. Un accentramento di poteri si. Ma nelle mani di chi, veramente? Nessuno immagina ancora come queste mosse possano influire sul rendimento in campo della squadra che verrà.

Dopo tanti avvii di stagione sprintati, questa volta la partenza è da incubo. Ma il primo grossolano errore si materializza con la scelta del sostituto di Maran, cacciato dopo il magro bottino raccolto fino al 20 di ottobre. Mister De Canio non si dimostra per nulla all’altezza di guidare uno spogliatoio che mostrava più d’un segno di irrequietezza. La squadra continua ad andare per conto suo e l’ex tecnico del Genoa ne fa inevitabilmente le spese. Il Presidente ci mette la faccia, invocando pazienza ed annientando con le parole chiunque si permetta di avanzare dubbi su alcune mosse interne e non.

Tutti aspettano il mercato di riparazione. L’ancora di salvezza, cui il Catania in più d’una occasione ha fatto appiglio e trovato la linfa necessaria per tirarsi fuori dai guai. E’ atteso almeno un colpo per reparto, ed una  mini rivoluzione offensiva per la zona del campo che più di tutti ha mostrato lacune. Il ritorno di Lodi, l’arrivo di Rinaudo e il mini filotto positivo di fine gennaio firmato dal ritorno in sella di Maran sembrano il giusto viatico per la rinascita. Stavolta tutti o quasi sono pronti a scommettere nel Catania e nelle ritrovate capacità di risollevarsi dalle sabbie mobili. La vittoria schiacciante con la Lazio pare certificare in maniera definitiva che il peggio è passato. Gruppo ritrovato, non ha nulla a che spartire con i fantasmi della serie B. Eppure il telaio della squadra rimane intatto, e dall’Ata Hotel di Milano non arriva la firma di nessun giocatore offensivo. Nessun colpo dell’ultim’ora. Il Catania sta bene così, e col materiale che ha in casa può puntare alla salvezza.

I pensieri positivi durano poco. Ricomincia la caduta, stavolta fragorosa e dalla quale non ci si rialzerà più. Scoppole in serie, prestazioni ai limiti della decenza. E più d’un episodio che pone forti dubbi sul senso d’attaccamento alla maglia di diversi singoli. Intanto, secondo i consolidati parametri societari, chi è in scadenza e non rinnova va fuori squadra. Alvarez, uno dei migliori nella presunta rinascita del momento, viene messo da parte. La fascia destra diventa prioprietà di Gino Peruzzi. Un disastro in piena regola, perchè il numero 2 argentino si dimostrerà in diverse occasioni mentalmente inadeguato alla situazione.

Nessuno dimenticherà il ko di Sassuolo. Il match della vita si chiude in vantaggio per 0-1 all’intervallo. Il Catania però non rientra più dagli spogliatoi. I neroverdi, che dopo il mercato si presentano con undici nuovi acquisti, ribaltano la gara. Per chi mastica calcio e riesce a guardare congelando cuore e passione, è questa la sconfitta della consapevolezza più amara.

Ne arriveranno altre, indecorose, con i due acuti più bassi in casa col Napoli e in quel di Verona. Fino agli ultimi sussulti, quando tutti hanno tirato i remi in barca e in panchina siede Maurizio Pellegrino. Orgoglio e voglia di stupire. In silenzio e con stile. Uomo umile e signorile, ne vince tre quasi in rapida successione quando in molti hanno abbandonato la nave. Non basta. Non può bastare. Perchè gli innumerevoli treni persi e le altrettante scelte sbagliate fuori e dentro il campo hanno tolto il destino del Catania dalle sue stesse mani, consegnandolo agli altri. E proprio da altre parti arriva la condanna. Cagliari-Chievo 0-1. Arrivederci serie A.

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