Catania: zero punti, zero drammi. Servono tempo, fame e la mediana giusta

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Tre giornate, zero punti, zero vittorie, una rete fatta, sette subite. I numeri del Catania sin qui parlano abbastanza chiaro. Vedere i rossazzurri ultimi in classifica insieme al neopromosso Sassuolo fa specie, soprattutto se si ricorda il recente ottavo posto di maggio. Sicuramente la sorpresa negativa di questo inizio di stagione.

Ma se, per le prime due sconfitte si può incolpare la non ancora brillante condizione fisica oltre al tasso tecnico superiore di due avversarie chiamate Fiorentina ed Inter, lo stesso non si può dire del Livorno. Una gara diversa come approccio e come conduzione con i rossazzurri chiamati a dimostrare la loro superiorità. Niente di più sbagliato.

Già perché i toscani non sono assolutamente una sorpresa per chi segue il calcio a 360 ° e non solo i top club. Promossi dopo i play-off gli amaranto praticano un gioco tutto ritmo ed intensità e Nicola è il tecnico emergente della massima serie. Una squadra decisamente sottovalutata da tutti ma che in realtà veniva già da un poker al Sassuolo. Il classico undici con cui sudare le proverbiali sette camicie prima di avere la meglio e senza farti mancare l’appetito giusto. Proprio lì sta uno dei probabili blocchi degli etnei.

L’ottavo posto di qualche mese fa non deve essere un punto di arrivo ma di partenza. Le stagioni di Serie A lo insegnano e questa non è da meno. La testa dei giocatori è tutto, il resto viene dopo. Senza fame si fatica con tutti, ciò contraddistingue il nostro campionato da altri molto meno equilibrati. Nessuno può mettere in dubbio la qualità della rosa di Maran, così come poco senso avrebbe buttare la croce addosso al tecnico capace di portare vittorie e punti in passato. Ma al tempo stesso il mister trentino deve riuscire ad entrare nella testa dei suoi uomini toccando le corde giuste e dando quelle motivazioni che servono in un momento come questo.

Altro aspetto fondamentale è sicuramente il centrocampo, zona nevralgica di ogni squadra. Quello rossazzurro ha cambiato interpreti e non si può certo pretendere che un Plasil con tre allenamenti coi compagni possa già entrare nei meccanismi della squadra. Il biondo ceco ha qualità ed esperienza ma bisogna capire quale possa essere la sua collocazione migliore. L’impressione è che possa fungere da regista magari al posto di un Tachsidis ancora non pienamente a suo agio nel motore rossazzurro e con il rientro di Izco a dare corsa e polmoni alla mediana etnea. Il centrocampo piedi buoni non è sempre facile da sostenere, i vecchi portatori d’acqua servono sempre. Con l’ex Bordeaux in luogo di Lodi, anche Almiron potrebbe ritornare ai concetti della scorsa stagione.

Servirà anche una migliore condizione fisica e mentale dell’attacco, reparto dove il solo Bergessio sembra essere già in clima campionato. Aspettando Monzon, bene il giovane Biraghi mentre le amnesie di Andujar hanno fatto tornare i brividi. Nell’anno del mondiale Mariano dovrà stare tranquillo e non sentire la pressione del posto da titolare nella Selèccion. Zero punti ma zero drammi, il tempo ed il lavoro saranno la medicina giusta. La stagione di Atzori insegna.

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