Nibali, luce ed orgoglio ad uno sport ferito

Share

Vncenzo Nibali ha corso e stravinto il Giro d’Italia. Da anni il ciclismo italiano cerca credibilità ed un ritorno di galoppante entusiasmo, spenti con la scomparsa di Pantani, affossati dagli innumerevoli casi di doping che a livello internazionale hanno bombardato uno sport epico.

Non ci fosse stato il ragazzo di Messina, le cartoline di un Giro con maltempo, tappe storiche cancellate, tanti big assenti, sarebbero venute fuori sbiadite. Risucchiando anche le due imprese di Visconti. Si sarebbe marchiata col fuoco funesto solo la ricaduta di Di Luca (recidivo, quasi certa la sua radiazione) e lo spettro del doping di nuovo padrone di questo sport.

VINCENZO DA MESSINA – Il volto del Sud, semplice e scavato a fare il paio con una rara bontà degli occhi. Risveglio di milioni di appassionati delusi di una passione dal sapore fin troppo epico per sparire. L’immagine dell’uomo al comando, solo nelle sue sofferenze, nel suo spingersi oltre ogni ostacolo. Serviva un uomo, vero, attorno cui stringersi. Le imprese nella bufera. Stravincendo, non gestendo. Come avrebbe potuto fare già dopo due settimane di Giro. E invece ha messo sotto gli occhi dell’Italia lo spirito puro dello sport. La maglia rosa è tornata ad avere fascino, profumata di passione italiana per tanto tempo compressa.

FUTURO – Vincenzo ha già detto che non parteciperà al Tour. Punterà la Grande Boucle nel 2014, fissando come obiettivi stagionali la Vuelta e il mondiale di Firenze. Le percentuali che ci ripensi, sull’onda di un entusiasmo popolare montante restano bassissime. Perchè a questi livelli le stagioni si programmano. E snaturarle farebbe diventare altissimo il rischio di scivoloni non calcolati. Tante ascese repentine sono finite in crolli fragorosi. La storia di può anche scrivere un capitolo alla volta. L’importante è non essere costretti a cancellarla.

Lascia un commento